Via Masaccio, 6 - 52100 Arezzo Tel. 0575/909477 – C.F. 92007940510
Dal 1984 ad Arezzo è attivo un Club UNESCO, promosso nel 2003 "Centro" sulla base dei seguenti criteri, fino ad oggi adottati dalla Federazione Mondiale e stabiliti dall'Assemblea straordinaria, tenuta a Madrid nel 1986:
1)La permanenza attiva del Club da più anni con una continuità di lavoro in linea con i principi statutari e le finalità di azione indicate dagli Statuti Nazionali ed internazionali.
2)Una sede propria dotata di strutture per il lavoro, di adeguate tecnologie di supporto e di una biblioteca associata alle Biblioteche UNESCO (UNAL) aperta al pubblico interessato.
Dal Preambolo dell'Atto Costitutivo dell'UNESCO:
"La dignità dell'uomo esige la diffusione della cultura e l'educazione di tutti".
Articolo 2:
"L'UNESCO aiuta il mantenimento, il miglioramento e la diffusione del sapere: vegliando sulla conservazione e la protezione del patrimonio di opere d'arte, monumenti d'interesse storico e scientifico, di libri, raccomandando ai popoli interessati delle convenzioni internazionali a tale effetto".
Articolo 7:
"Ogni creazione umana fonda le sue radici nelle proprie tradizioni personali, ma si espande al contatto con altre. È per questo che il Patrimonio, in tutte le forme, deve essere conservato, valorizzato e trasmesso alle generazioni future, quale testimonianza dell'esperienza e delle aspirazioni umane per nutrire la creatività in tutta la sua diversità e instaurare un vero dialogo fra le culture".
Attenendosi a questi principi il Centro UNESCO di Arezzo nel biennio 1991-92 inserì nel suo programma il progetto di restituzione all'uso primario del teatro etrusco di Castelsecco, situato sullo stesso asse di un Santuario che ripete essenzialmente lo schema compositivo di noti santuari italiani come Gabii o Pietrabbondante, ed organizzò un convegno mirato a riscoprire e quindi valorizzare il complesso archeologico e paesaggistico nell'area di San Cornelio.
L'attenzione del Club UNESCO era rivolta, particolarmente, al piccolo teatro collegato al tempio che sorgeva sulla cima della collina, "un monumento di notevole interesse in quanto può considerarsi l'unico esempio di teatro etrusco italico" (prof. Guglielmo Maetzske).
Presero parte al convegno l'intero direttivo nazionale della Federazione dei Club e Centri UNESCO, la Soprintendenza archeologica della Toscana, il Soprintendente del Teatro Comunale di Bologna, dott. Sergio Escobar, insigni studiosi ed esperti di Etruscologia, come il prof. Giovanni Colonna e il prof. Guglielmo Maetzske.
L'importanza del convegno si può arguire dalle persistenti e continue richieste degli atti del convegno da parte di studiosi di tutto il mondo.
E dal convegno emerse un progetto, che proprio in questi ultimi mesi è ritornato all'attenzione non solo delle istituzioni cittadine e dei nostri rappresentanti civici, ma anche dell'opinione pubblica tutta. Da qui le ragioni, vorremmo dire storiche, che spiegano i motivi dell'adesione e di conseguenza di un accordo vero e proprio con l'Associazione Castelsecco, che si propone di dare il giusto e il meritato rilievo ad un'area tanto importante sia dal punto di vista archeologico che sotto il profilo naturalistico.
La valorizzazione dell'uno è inscindibile dal recupero dell'altro e viceversa.
Ciò consentirebbe una fruizione articolata e completa dell'area e il tutto diverrebbe il luogo ideale per attività formative e divulgative, tanto nell'ambito delle scienze della natura e del paesaggio, quanto in quello delle scienze storiche e archeologiche.
Un progetto siffatto in sintonia con i valori dell'UNESCO, costituirebbe il necessario baluardo per salvaguardare l'area intera da iniziative speculative:
la Sacralità del luogo non deve essere profanata!
Area archeologica di Castelsecco
Recupero e prospettive di valorizzazione
L'altura di Castelsecco (m 425 s.l.m.) si eleva a circa 3 km a sud di Arezzo, in direzione della Valtiberina e supera di circa 100 m la parte più alta della città.
La presenza sul lato sud-est, al margine della collina, di un'imponente cinta muraria, parzialmente in vista anche nel secolo scorso, ha determinato nella letteratura archeologica ottocentesca grande interesse, dando luogo a varie interpretazioni.
Il colle fu, infatti, variamente ritenuto sede della più antica Arezzo "Arretium vetus" (Muller e Gamurrini);
acropoli della città, unita al centro abitato corrispondente all'attuale dall'enorme circuito difensivo (Funghini);
costruzione romana (Inghirami, Gamurrini, Funghini) o infine stanziamento delle legioni romane nei secoli II e III a.C. (Lopez Pegna).
Si deve, tuttavia, all'archeologo Maetzske, che iniziò negli anni '70 la sistematica esplorazione dell'area e alcuni restauri, se si è giunti alla prima corretta interpretazione archeologica del sito.
La collina è stata sistemata in antico come un imponente terrazzo di forma ovale, leggermente gradinato, limitato da una scenografica struttura muraria, eretta a scopo di abbellimento e costituita da un muraglione di sostegno che gira a semicerchio ed è rinforzata da 14 massicci speroni aggettanti (larghi da m 1,40 a m 2,60), di cui 6 centrali con la parete di fondo ricurva a formare esedre e la parte superiore, forse, chiusa ad arco.
Il muro che nelle parti meglio conservate è alto m 10 è realizzato a secco e si compone di grossi blocchi irregolarmente squadrati, esso si prolunga in maniera più modesta, senza caratteri monumentali, tutt'intorno alla collina.
Nella parte superiore del colle la roccia è stata adattata, in modo da ottenere uno spiazzo rettangolare, sul quale sorse sicuramente un edificio di culto e lateralmente forse un secondo.
In corrispondenza del primo edificio (tempio) e in asse con esso è stato ritrovato un piccolo edificio per spettacoli, di cui rimangono solo 4 gradini dell'ima cavea.
Si conservano, inoltre, l'orchestra, le parodoi, tracce del pulpitum e le fondazioni di una scenae frons schematica.
La presenza di un piccolo altare, ritrovato rovesciato nell'orchestra, sottolinea il carattere di culto dell'edificio.
Il binomio teatro-tempio ripete essenzialmente lo schema dei noti santuari italici con la disposizione di un edificio di culto di un antistante luogo per spettacoli nella stessa direttrice.
Nell'esplorazione del teatro sono stati ritrovati numerosi frammenti di lastre decorative fittili o ex voto rappresentanti bambini in fasce, i quali fanno pensare ad un culto della dea della fertilità.
Si può così ipotizzare che nel santuario potesse essere venerata una divinità femminile, protettrice della maternità, anche se non si può escludere sulla base di un'iscrizione tarda etrusca, rinvenuta nel XVIII secolo sulle pendici del colle recante una dedica a "Tinia" (Tins lut), la presenza di un culto misto.
Il sito archeologico di Castelsecco "TESTIMONE DI PACE"
Il Centro UNESCO di Arezzo, già da alcuni anni, ha segnalato alla Federazione Nazionale Italiana dei Club e Centri UNESCO come "Testimone di Pace" il sito archeologico di Castelsecco e in particolare il teatro, unico esempio di teatro etrusco italico, finora discretamente conservato.
Il teatro sorge su un'altura, accanto ad un santuario, su grandi direttrici di comunicazione, punto d'incontro tra gente diverse e dalla notevole quantità di frammenti di statuette ex-voto di bambini in fasce è chiaro che sull'altura si è svolto un culto collegato con la maternità e l'infanzia.
È innegabile che il teatro di Castelsecco rappresenti una grossa novità per l'Etruria: è un vero e proprio teatro di tipo greco-ellenistico con un proprio edificio scenico, decorato con terracotte architettoniche, collocato in un santuario, come struttura accessoria al tempio.
In questo teatro, con ogni probabilità, sono state rappresentate le tragedie etrusche ricordate da Varrone che citava, come autore, un certo Volnius.
Il teatro è un luogo d'intreccio di coagulo di più elementi: creatività (o fantasia intesa come volontà di rappresentare l'immaginario), di pubblico, di fruizione, di tecnica, dunque ha una funzione sociale.
Il teatro di Castelsecco, inoltre, emana un forte senso di sacralità, che va conservato nel recupero. Il suo recupero deve ispirare nuove regole di comportamento: rispetto per il luogo (dovuto alla sua antichità), per l'ambiente (il sito archeologico si trova in cima ad un'altura, immerso nel verde), valorizzazione dell'identità culturale smarrita e punto di incontro per una riflessione comune.
Stato dei lavori
Ultimo Aggiornamento
18 /03/2008
Puoi controllare On Line l'evoluzione
dei lavori di recupero della collina
di San Cornelio.