Settimanale Arezzo n. 110 del 03/03/07
Tra i migliori studi storici sulla collina di Castelsecco figurano quelli di Armando Cherici, uno dei più stimati etruscologi italiani e autore di vari articoli su importanti riviste specializzate. Siamo riusciti a contattarlo prima della sua partenza per Basilea, dove prenderà parte a un prestigioso convegno del ThesCRA (Thesaurus Cultus Religionisque Antiquae) nel quale curerà la sezione riguardante la guerra nell'antica Etruria.
Professore, la sommità del colle di San Cornelio è sempre stata un'area sacra?
«Non è affermabile con sicurezza, perché il ritrovamento di una fibula dell'età del ferro potrebbe testimoniare la presenza di un piccolo insediamento abitativo. Nuove indagini sarebbero forse capaci di appurare quando questo luogo privilegiato, allo sbocco di più valli, divenne sito religioso. Di sicuro sappiamo che in età tardo-repubblicana, quando ad Arezzo si parlava ancora l'etrusco, c'era un grande complesso santuariale di tipo medio-italico, che comprendeva il tempio e un teatro a esso collegato, come si può trovare anche a Preneste, Palestrina, Tivoli, Pietrabbondante e Spello. Quest'ultimo è l'esempio a noi più vicino, anche se poco conosciuto».
Cosa emergerebbe da nuove campagne di scavo?
«Affiorerebbero aspetti fondamentali per una migliore lettura del santuario. Non vedrei, nell'immediato futuro, necessariamente scavi archeologici imponenti e costosi, tali da mettere a nudo la collina. La suggestione delle mura e di quello che è stato scoperto in passato è già notevole, basterebbe quindi intraprendere una riqualificazione dell'area abbinando delle piccole campagne mirate, da parte di una o più Università, per fare del colle un luogo speciale. Castelsecco è un'occasione unica di avere un monumento di immenso valore, in un contesto ambientale intatto».
Quali prospettive si aprirebbero con questo recupero?
«Innumerevoli. Non dimentichiamoci che in prossimità del colle passerà una futura superstrada. Questa via collega benissimo San Cornelio con l'autostrada A1 e con altre arterie importanti. Con il ripristino dei sentieri, aretini e turisti arriverebbero sulla cima anche attraverso percorsi-salute, dopo aver parcheggiato nella zona dello stadio. Ci sono delle realtà in Europa in cui l'archeologia va oltre il consumo del reperto. Si organizzano attività che consistono nel creare un oggetto in ceramica, scheggiare una pietra, realizzare uno strumento. Possono sembrare aspetti infantili, ma determinano la fortuna di queste operazioni. Sulla collina potrebbero sorgere questi laboratori da fare con gli studenti nel periodo scolastico e con le famiglie nei week-end. Castelsecco altresì si presta a essere uno stupendo parco naturalistico, dove organizzare studi per la conoscenza della flora. Infine ci potrebbe essere il prestigioso supporto dell'Istituto Italiano di Geofisica, che con la presenza continua di operatori garantirebbe anche protezione dal vandalismo».
Viste le opportunità, perché le istituzioni sono state sempre restie alla valorizzazione del colle?
«Castelsecco è un ottimo luogo dove speculare e quindi i poteri forti della città hanno sempre avuto la tentazione di lottizzarlo, al di là della tutela degli Enti preposti. Altro fatto non trascurabile è la diffusa penuria di cultura in città. Arezzo non è ancora conscia del proprio valore e negli ultimi decenni è mancata un'intellighenzia culturale in grado di convogliare certi stimoli. Non dimentichiamo che nel dopoguerra abbiamo ceduto gli affreschi di Piero e due musei civici di valore; sono stati realizzati aborti urbanistici come piazza San Jacopo e Poggio del Sole. La zona di Santa Maria delle Grazie è stata letteralmente sconvolta, prima con la lottizzazione di via Torri, quindi con il polo scolastico Tricca e ora con le nuove villette a schiera. Chissà cosa direbbe D'Annunzio, che così tanto esaltò la visione di Arezzo dall'aerea loggia di Benedetto da Maiano!».
Con questa mentalità, non rischiamo di perdere certi treni ?
«Li abbiamo già persi e non solo ad Arezzo. Sulla cultura bisogna investire quando le tasche sono piene. In Italia si sono sprecate tante occasioni e oggi altri mercati offrono cose migliori. Ci culliamo di fronte al 70% del patrimonio culturale mondiale, ma gran parte di esso non è fruibile. La Francia nei tempi giusti ha operato in maniera colossale, in tanti hanno avuto accesso ai finanziamenti europei e oggi tutto è godibile. Non a caso, sul turismo siamo stati superati».
Quindi è ormai tutto compromesso?
«Non tutto è perduto, però bisogna capire che un luogo come Castelsecco può essere anche una realtà produttiva, dove coinvolgere tanti soggetti. Mi viene in mente la Val Camonica, dove si è investito su parchi per metà naturalistici e per l'altra metà archeologici, che oggi vanno a gonfie vele. La collina di San Cornelio si presterebbe in maniera perfetta a operazioni di questo tipo».
Marco Botti
Stato dei lavori
Ultimo Aggiornamento
18 /03/2008
Puoi controllare On Line l'evoluzione
dei lavori di recupero della collina
di San Cornelio.