Area Archeologica

L'area santuariale etrusco-italica di castelsecco sul Colle di San Cornelio in Arezzo. Lineamenti Storico.Archeologici

Il Colle di Castelsecco, situato a ca. 3 KM a sud-est della città di Arezzo ed elevato oltre 400 mt s.l.m. è stato indagato a più riprese a partire dalla fine dell'Ottocento, destando curiosità per la sua peculiare configurazione a terrazza ovaleggiante gradonata, "sorretta" a Sud da un'imponente strutturia muraria in elementi a "cappellaccio" irregolarmente squadrati e legati a secco, sagomata sulla fronte da quattordici larghi speroni aggettanti.

Questa quinta scenografica naturale, posta a sostegno dell'ampio terrazzo sovrastante, ha indotto gli studiosi della fine del XIX secolo a ravvisarvi le antiche vestigia "dell' Aretium vetus"(cf. K.O. Muller, F.Gamurrini:Zamarchi Grassi 1992, p.27), o il prolungamento della cinta muraria difensiva della città Etrusco-Romana che andava ad abbracciare, proteggendola, l'"Acropoli" dell'urbe (cf. V. Funghini:Zamarchi Grassi 1992. p27), o ancora la sede delle legioni romane in età tardo-repubblicana (III-II sec. a.c. :cf. M Lopes Pegna: Maetzke 1992, p.63).

Le indagini sulla sommità del colle - appositamente spianata per accogliere importanti strutture di carattere sacro, si sono svolte in distinte campagne di scavo nel corso del secolo scorso; dopo le prima identificazione da parte del Funghini, esse portano ad una puntuale lettura e ad una corretta interpretazione solo a partire dagli anni '70 del secolo appena trascorso, grazie alla sistematica esplorazione del sito realizzata da Gulielmo Maetzke. L'emergenza più significativa dell'area è ad oggi rappresentata dalla struttura teatrale portata in luce dallo stesso Maetzke, la cui scena frons insisteva sul poderoso sistema di terrazzamento speronato. L'indagine, compiuta negli anni '70 e confluita in una prima pubblicazione dei dati emersi, scopriva i resti dell'ampia cavea teatrale, principalmente dell'Ima cavea dell'arena originaria, ilpulpitusle parodoi, l'orchestra e le fondazioni della succinta Scena frons , affacciata sul versante Sud dell'alto pianoro.

La presenza, nell'area dell'orchestra, di un altare modanato "a clessidra" in pietra ambientava il luogo dello spettacolo, sulla scia di precedenti illustri come i santuari di Pietrabbondante, di Tivoli, di Gabii ectc...Entro uno spazio di carattere sacro, correlando l'edificio teatrale ai resti di altre costruzioni che dovevano costituire parte delle strutture di un santuario i cui caratteri culturali necessitavano ancora di un'adeguata precisazione.

Inoltre il recupero nell'area di numerosi frammenti di ex-voto fittili in forma di statuette di infanti in fasce, accanto al ritrovamento alle pendici del Colle di un'iscrizione di dedica a "tins lut" (divinità interpretata da M. Torelli con Iuppiter Libertas de Pantheon romano legato all'affrancamento dei Liberti), muoverebbe in favore del riconoscimento di un culto connesso a divinità della fertilità e della maternità, affiancato a quello devoluto alla somma divinità del Pantheon etrusco.

Frammenti di decorazioni architettoniche in marmo reperiti nell'area indiziano una sopravvivenza del culto e della frequentazione del santuario ancora in età romano-imperiale, mentre i resti di alcune strutture, una delle quali sorta sui ruderi del teatro, documentano una ripresa della frequentazione del sito dall'epoca medioevale fino almeno al XVIII sec. Altre testimonianze del periodo sono da identificarsi nella chiesetta di S.Pietro e nell'odierno Oratorio dei SS. Cipriano e Cornelio (Ex cappella della famiglia Giusti).

Il complesso santuariale, che, per l'associazione teatro-edifici di culto, non esiteremo a definire etrusco-italico, viene datato dal materiale votivo al II-I sec. a.c. Esso apparteneva, secondo la classificazione sancita da G.Colonna (cf. santuari 1985), alla categoria dei Santuari extra-urbani, che sorgevano ad una distanza di alcuni KM dalla città ma le erano strettamente e funzionalmente collegati.

Al pari di essei, anche quello di Castelsecco occupava una posizione altamente strategica, essendo ubicato lungo una delle principali arterie di traffico che ponevano in comunicazione il centro di Arezzo con le Val tiberina e quindi il litorale adriatico, da un lato, e con le aree interne dell'etruscità umbra, dall'altro.

L'area sacra, preesistente all'ampliamento terrazzato funzionale all'allestimento dell'edificio teatrale, era incentrata sul cosiddetto "podio" del Colle, posto alle spalle del teatro stesso dal quale lo separava una fascia intermedia, che, a seguito di innumerevoli sondaggi praticati tra le strutture individuate, si è rivelata priva di tracce di ulteriori edifici.

Il nuovo assetto, assunto dal colle dopo la realizzazione dell'ampio terrazzamento artificiale, ha visto la creazione di un'ampia "spianata" forse destinata a divenire uno spazio per fiere, mercati, ludi, feste, assemblee, etc...

Tale spazio era chiuso, sui latisettentrionale ed orientale, dalle alture costituite dal cosiddetto "Podio", un rialzo naturale del terreno artificialmente ritagliato e livellato a formare una piattaforma di ca. 22x55 mt. di lunghezza, affiancato ad est da un ulteriore ripiano, entrambi probabilmente adattati ad ospitare una coppia di edifici templari secondo un modulo applicato, nella stessa Etruria, sull'acropoli di volterra, che è dominata dai due edifici sacri di età ellenistica (Tempio A Tempio B).

Il rinvenimneto di una seconda iscrizione su lastrina lapidea, con dedica a "flere", da intendersi quale "nume", "divinità", senza altra precisa denominazione, accanto a quella dedica a "tins tut" che è stata interpretata da G. Colonna contra M. Torelli come "il tut ("la pietra") di Tinia", rileva la presenza di una seconda divinità di culto, oltre a Tinia: verosimilmente una divinità femminile dai caratteri Kourotrophici, cui poter riferire in numerosi ex-voto di neonati in fasce recuperati.

Uno o due edifici templari, dunque, dedicati a due distinte divinità, vengono a creare un binomio ideale indissolubile con l'edificio teatrale costruito, fuori asse rispetto ad essi, nel quadro della ristrutturazione in chiave monumentale dell'area santuariale, mirabilmnte espressa dalle imponenti sodtruzioni speronate del terrazzamento.

Unteatro stabile, dunque, che come sottolineato da G. colonna (Colonna 1992), ben si attaglia ad un centro urbano come Arezzo, già assurto, in età tardo - ellenistica, ad un ruolo "industriale", come testimonia la notizia di ingenti produzioni di armi di brozo. possiamo quindi immaginare che la città, nell'ottica di un rapporto stretto con l'Urbe di Roma, mettesse in scena nel teatro i drammi e le tragedie etrusche di Varroniana memoria i quali costituivano lo scenario di una realtàurbana da tempo affermata che, sul modello delle più antiche aristocrazie orientalizzate ed arcaica, si riconoscevanel fasto del monumentale dei suoi templi e del suo teatro.





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Ultimo Aggiornamento
18 /03/2008


Puoi controllare On Line l'evoluzione dei lavori di recupero della collina di San Cornelio.